NELLE TERRE DI KARHU

“Dove Ohto [l’orso] è nato, dove mai zampa di miele fu svezzato? Lassù Ohto è nato, zampa di miele fu svezzato: lassù nel cielo, sulle spalle dell’Orsa Maggiore. Come ha fatto a scender giù? Con un filo fu calato, con un filo argentato, in una culla dorata, a vagabondar per i boschi, a gironzolare per il nord. Non schiacciare la coscia di mucca, non ammazzare chi porta il latte, ci sarà più lavoro per le mamme, un grande dolore per i genitori, se il ragazzone fa del male.” (tratto dal Kalevala)

A causa della natura stessa della vita preistorica, antica e selvaggia, ad ogni orso ucciso e mangiato dai popoli finnici si celebrava il Karhunpeijaiset per con-vincere l’anima dell’orso a reincarnarsi di nuovo nella foresta. “Che le madri ancestrali siano di aiuto alla caccia, dopo aver mangiato le carni, seppelliremo le ossa ed il teschio sull’albero di pino kallohonka metteremo.” L’animale più sacro, il cui vero nome non veniva mai pronunciato, era l’orso, visto come incarnazione delle anime degli antenati.

L’orso, detto karhu, è l’animale più importante per i finlandesi: esistono tre varianti del mito riguardante la nascita e le sue origini.

Nella prima si riteneva che l’orso, animale temuto ed onorato, fosse nato da un batuffolo di lana gettato nell’acqua; nella seconda si raccontava che la sua nascita fosse avvenuta a nord nei pressi di un pino silvestre; nella terza versione invece si narrava che l’orso fosse disceso dal cielo, dove risiedeva vicino agli astri, su un fiore pieno di miele con una catena d’argento, in una culla d’oro. In antichità il culto dell’orso era forse il più importante, dopo l’uccisione ed aver mangiato le carni l’animale veniva sepolto e festeggiato attraverso i canti dell’orso (karhunpeijaset).

Questi riti dalla funzione magica servivano a proteggere la comunità dal temuto spirito dell’orso ed a chiedere scusa alla sua anima, i cacciatori temevano la sua vendetta dall’aldilà essendo uno spirito forte e totemico.

La pratica del rito prevedeva anche di bere il sangue per assimilarne la forza ed il coraggio della bestia uccisa. Un elemento magico-spirituale per i Berserkir, questi guerrieri combattevano infatti senza corazza, coperti soltanto da una pelle d’orso che loro stessi avevano cacciato, ucciso e del quale avevano bevuto il sangue e mangiata la carne per farne propria la forza.

La storia della Karelia è piuttosto movimentata: dopo essere appartenuta alla Russia, fu conquistata dagli svedesi, nel XIII secolo, poi tornò ai russi nel 1743. Successivamente alla Finlandia nel 1920. Fu poi nuovamente annessa dall’Unione Sovietica dopo la guerra sovietico-finlandese del 1939-1940, fino al crollo dell’Unione Sovietica.

La tormentata storia ha fatto si che oggi la Karelia sia un paradiso per i predatori, infatti, la presenza demografica è molto bassa in questa parte della Finlandia. La Karelia è un territorio con una vasta rete di laghi e fiumi con foreste di pino, olmo e betulla. Nel mese di maggio, giugno e luglio, le brevi notti collegano il tra-monto all’alba, e i Kareliani le chiamano “notti insonni”.

Il verde della primavera sostituisce il bianco del-la neve, e la vita animale timidamente si risveglia. In questa splendida regione è possibile osservare e fotografare più facilmente gli orsi bruni.

Per migliorare le probabilità di essere di fronte a questo nobile abitante delle terre fresche del Nord Europa, nume-rosi capanni di osservazione sono ubicati nel cuore delle foreste per offrire la possibilità di vedere l’orso bruno, il ghiottone, il lupo, le aquile ed i rapaci.

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